MASCHIO E FEMMINA: I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO NELL'ADOLESCENZA

DIRETTORE DELLA RICERCA: dr. Elvira Reale

 

 

PRESENTAZIONE

 

 

La ricerca che la ASL Napoli 1  presenta è stata finanziata, a seguito di un bando di concorso, dalla regione Campania*, nell'ambito dei progetti di ricerca sanitaria finalizzata.

Essa nasce dalla sfida che da alcuni anni i tecnici e gli operatori più avvertiti hanno messo in campo: e cioè che la malattia mentale ed i disturbi psichici si combattono prima e meglio sul terreno della prevenzione che non su quello della cura.

Questa sfida più complessivamente  riguarda tutto il mondo della sanità: essa mira a sviluppare, prima che si configuri la necessità e l'urgenza di un trattamento sanitario, la conoscenza, all'interno dell'ambiente di vita, dei fattori di rischio ma anche di quelli di protezione che garantiscano e conservino  più a lungo e meglio lo stato di benessere dei cittadini e della popolazione.

Per quanto riguarda la salute mentale, l'adolescenza è il luogo principale in cui  inizia un percorso di malattia: questa fascia di popolazione, a rischio di disagio psichico, è aumentata negli ultimi tempi anche perchè si è dilatata la condizione adolescenziale protraendosi nel tempo, oltre l'età biologica. L'adolescenza protratta è oggi una condizione tipica dei giovani che permangono più tempo in famiglia e più tardi raggiungono la loro autonomia. Molti fattori concorrono a questo fenomeno: l'allungamento degli anni di vita da un lato; dall'altro, la disponibilità delle famiglie, sempre meno numerose, a mantenere i rapporti di dipendenza; le difficoltà di collocazione sul mercato di nuova forza lavoro. L'epidemiologia ci dice che questa condizione è oggi un terreno fertile per il disagio psichico giovanile: troveremo all'interno della ricerca i dati sulla estensione del fenomeno; intanto ricordiamo che sia la popolazione maschile che quella femminile ne è oggi più colpita.

Nella lotta contro le malattie psichiche, la prevenzione dei disturbi nell'adolescenza ha dunque un ruolo principale: la ricerca quindi si addentra nella esplorazione della vita quotidiana per dare un significato di protezione o invece di rischio a comportamenti, eventi, relazioni, percezioni.

La ricerca riguarda la normale vita quotidiana: essa è protesa ad illuminare le zone buie o grigie delle relazioni tra genitori e figli, tra adulti ed adolescenti, tra gli stessi adolescenti. Vuole parlare ai diretti interessati, adolescenti ed educatori, per segnalare ciò che è meglio fare, e ciò che è meglio evitare nella routine di tutti i giorni.

Gli educatori, i genitori potranno mettere a fuoco i loro orientamenti generali e trovare un chiarimento ad alcune incertezze e indecisioni confrontando la loro esperienza con i risultati che la ricerca presenta.

I risultati mostrano una metodologia validata: l'analisi dei dati è stata condotta, sia sul piano quantitativo - statistico che sul piano qualitativo, supportata dal contributo  del Dipartimento di Psicologia dell'Università "La Sapienza" di  Roma e  del Consiglio Nazionale delle Ricerche, di cui per più di 15 anni il gruppo della ASL Napoli 1 è stato Unità Operativa.

Molte le novità di questa ricerca:

- l'impianto multifattoriale ed integrato. I fattori, che rappresentano con i loro indicatori la vita quotidiana, sono illustrati in modo da rendere tangibile ed evidente, anche ai non addetti ai lavori, le condizioni di rischio analizzate;

- il confronto maschio - femmina, che illumina le diversità ma anche  le omogeneità della vita degli adolescenti e delle adolescenti, serve a sfatare miti sulla differenza sessuale, ma anche a costruire  sensati  profili di rischio diversi per intensità e qualità tra ragazzi e ragazze;

- la possibilità di passare dalla ricerca alla costruzione di una prevenzione che indichi gli stili di vita e le risposte del contesto come concretamente implicate sia nel processo di malattia che in quello di mantenimento dello stato di salute.

 

Da tante novità emerge anche un modo di pensare alla salute che non è solo conclusa e compresa nel patrimonio genetico e nella relazione tra ormoni; non vogliamo noi, istituzione sanitaria, togliere valore a tante ricerche che in questo settore hanno ben meritato, ma vogliamo anche spezzare una lancia a favore delle ricerche "con un altro tipo di microscopio" che affrontano le sfide della salute sul terreno degli stili di vita e del quotidiano; sentendoci di aderire in questo agli ultimi richiami sia della Commissione Europea, in tema di ricerca sulla prevenzione, sia dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

            Ed infine un ultimo richiamo al valore di una ricerca che analizza la differenza di genere, anche questa non sul terreno tanto battuto della mera biologia ("differenza sessuale"), ma bensì sul terreno dei modelli culturali, dei pregiudizi e degli stereotipi e di tutto quanto si chiama storia e rapporto di potere tra i sessi ("differenza di genere"): sul terreno cioè di tutto ciò che crea ostacolo sia allo sviluppo sociale sia al mantenimento dello stato di salute delle donne, che  è anche, e lo sottolineiamo con forza, lo stato di salute degli uomini che di quelle donne sono "inevitabili" compagni di viaggio nella vita quotidiana.

 

Oltre a tutto ciò a noi preme sottolineare il valore aggiunto che si produce quando a fare ricerca sono gli operatori dei Servizi sanitari, anche quando ciò si realizza con il contributo dell'istituzione universitaria: si registra una migliore capacità di entrare nei problemi sanitari e di avvicinarsi ai luoghi concreti dove si produce la malattia. Per tanto riteniamo che questa come altre ricerche sul campo possano  essere ulteriormente incentivate e che la Regione Campania debba proseguire sulla linea di creare, nel campo della ricerca, intrecci tra Servizi sanitari  ed Istituzioni universitarie senza penalizzare quei Servizi che in questi anni hanno portato avanti la ricerca a vantaggio della comunità.

 

Elvira Reale



* Delibera regionale n. 4599 dell'8.8.1995.