Cristina, anni 20, studente
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Le condizioni di arrivo al Servizio (gen. 2000)
tre mesi fa
un anno prima
due anni prima
Cosa dice Cristina di questo rapporto
l’ho lasciato
Sono tornata con lui
Ora lui mi ha lasciata a settembre
la mancanza di un gruppo amicale
IL rapporto precedente
la percezione di sé
il 3° colloquio
il cambiamento della propsettiva
il rapporto con la sorella: e la condivisione delle amicizie
Rosaria era la migliore di noi due
l’esperienza del maltrattamento psicologico e lo stile della tolleranza
IL professore la tratta come oggi il ragazzo
la lezione del padre : “Cristina sopporta”
il modello della sopportazione materna
il rapporto tra padre e madre
L’adolescenza ed il rapporto con la madre
l’adolescenza ed il conflitto per l’affermazione di sé .
Le uscite e l’autonomia pagate con la sopportazione della violenza
Il rapporto con la madre
quando ha cercato di sottrarsi a Valerio: la madre la blocca
L’evoluzione della storia: maggio 2000
i genitori ora la sorreggono in questa evenienza
Si consolida la situazione di benessere
Ora lo vedo come una bestia
fattori di vulnerabilità
Fattori di protezione
fattori di rischio
fattore scatenante: la caduta del progetto sentimentale e la totale svalorizzazione |
Ha una relazione di dipendenza da un ragazzo. Il ragazzo V. la lascia dopo l’estate. Da allora ha inappetenza, pianto frequente, tristezza, incapacità a gestire la vita (affetti, amicizie, studio).
Il ragazzo, V. la lascia dopo l’estate. Da allora sta malissimo.
Lei ha lasciato il ragazzo durante l’estate, poi lui ha fatto di tutto per riprendere il rapporto, e sono tornati insieme dopo alcuni mesi. Ma il rapporto in questo anno è stato distruttivo e la ragazza comincia a non mangiare ed a dimagrire (aprile 1999). Inizia il rapporto con V., un ragazzo di cinque anni più grande di lei. Lui è innamoratissimo e la tratta come una “principessa” A lei inizialmente non interessa, poi si lascia affascinare da questo comportamento seduttivo.
“Ho un problema e credo che ci sia una causa scatenante. Ho conosciuto 2 anni fa un ragazzo. Ho conosciuto questo ragazzo. Sono sempre stata attratta dalle persone più grandi di me. Con i miei coetanei non mi trovo molto bene o perché ho una sorella molto matura. Mi piacciono le persone concrete; la mia amica più cara è una ragazza che si dà da fare; quelli così li prendo come modelli. Questo ragazzo è molto responsabile, ha una personalità molto più forte della mia a cui ho dato il potere di predominarmi completamente, di farmi schiacciare. All’inizio non mi interessava, poi piano piano il suo carisma, il fatto che lui fosse quasi laureato, con delle idee ben chiare in testa, il fato che mi leggesse dentro, io sono sempre stata confusionaria sempre dietro alle passioni più che alle cose concrete...non lo so. Ad es. nelle scelte che riguardano lo studio sono sempre stata decisa, invece nelle scelte interpersonali sono stata più combattuta. Finchè le cose mi andavano bene, nel senso che avevo continuità di scegliere e di prendere la persona che mi interessava mi facevo meno problemi. Quando poi mi sono trovata davanti a uno scoglio cioè a una persona che all’inizio era innamoratissimo…poi vedere una persona così determinata sciogliersi quando pensava a me… Lui è una figura paterna. Però non è come mio padre, non lo vedo un padre. Ho riflettuto anche con mia sorella e ho notato che mentre nostro padre è un padre fratello perché noi ci giochiamo, lo martirizziamo, da piccole lo truccavamo – anche se sa essere severo nel momento opportuno – questi nostri ragazzi sono più assimilabili ad un padre padrone. Per quanto riguarda questo ragazzo non so più se sono innamorata o ossessionata da questa persona. Non posso neanche dire di essere stata felice, anche nei primi tempi quando lui era più innamorato di me io ero sempre alla ricerca di qualcos’altro più adatto a me. Quando stavo all’ultimo anno di liceo ho studiato molto e ci vedevamo poco, mi sentivo anche trascurata ma non avrei immaginato quello che stava succedendo cosa che ho saputo dopo cioè che lui contemporaneamente stava con un’altra. Dopo l’esame di maturità ho avuto la possibilità di fare un viaggio con gli amici o con lui. Lui non ha voluto dicendo che doveva lavorare, in realtà aveva un’altra persona. Io sono partita e in viaggio ho conosciuto un ragazzo di Bologna molto diverso da Valerio. E’ molto attraente fisicamente. Ha dimostrato un interesse particolare”. “Tornata a Napoli ho lasciato Valerio e sono stata con quest’altro per 4 mesi. Però era una storia nata d’estate in cui ero libera dagli impegni, ma anche mentalmente. Cominciai anche a mangiare, misi 2-3 Kg. stavo bene. Valerio cominciò a farsi avanti e diceva che mi amava con tutto se stesso. Io notavo la differenza tra i due. I discorsi che facevo col primo erano più seri, sembrava una persona di cui dovevo fidarmi anche se mi trascurava, Invece l’altro stava ai miei piedi. Non era l’uomo che io volevo, era più un ragazzino.
“Mi sono rimessa con lui. Ma lui ha poi cambiato atteggiamento ed ha cominciato a maltrattarmi. Prima sono diventata gelosa perché lui si era messo con una ragazza molto bella. Ho cominciato a soffrire. Mi sono fatta del male da sola, mi sono fatta raccontare tutti i particolari anche più intimi. Ho cominciato a vivere il confronto con questa persona che non ho mai visto. Ma cominciavo a vederla dappertutto; se all’università c’era una ragazza carina per me poteva essere lei. Sono stata male, sono diventata morbosa, gelosa e insicura. Ho cominciato ad attaccarmi al telefono a chiamarlo n maniera ossessiva. Lui non rispondeva, io continuavo a chiamarlo per ore trascurando gli studi. Se sapevo che lui usciva io restavo sveglia perché dovevo controllare se mi diceva una bugia”.
“Si sentiva oppresso e così dopo circa un anno che ci eravamo rimessi insieme mi ha lasciato. L’idea di essere stata ripagata con un rifiuto…che poi io già me lo sentivo, aveva perso interesse per me. Faceva la sua vita e mi dedicava spazi sempre minori. Non riesco a contenermi piango tutti i giorni. Non mi riconosco più. Da settembre si è chiuso il rapporto ma molto lentamente, ci sentiamo. Per tutto l’inverno le cose andavano così: io a chiedere e lui a negarsi. Lui mi zittiva, è un tipo autoritario, mi sviliva come persona anche davanti agli altri. Mi trattava male davanti agli amici e so che loro non hanno una buona opinione di me. Tutto questo ha avuto ripercussioni anche nei rapporti con gli altri. Sto cercando una via d’uscita nella comitiva ma forse non ho trovato le persone giuste. Ne risento nei rapporti con gli altri non riesco a stare con la testa con loro. E’ come se una parte di me fosse sempre con lui, a pensare a lui però soffrendo. Ho la tristezza negli occhi. All’improvviso mi assento, anche in un contesto in cui tutti si divertono io mi estraneo. L’altro ieri mi sono presentata sotto casa sua, lui non voleva vedermi, l’ho pregato. Se mi domando cosa mi manca di più di questa persona sono delle sensazioni: senso di protezione nei suoi abbracci. Non era prepotente a lui piaceva avere una ragazza che era una bambolina. Incute senso di sicurezza, lui è sempre nel giusto, mi faceva vedere i lati negativi delle persone che io non vedevo”.
“Io non avevo amici, solo conoscenti, neanche amiche, lui era un po’ tutto. Io sono sempre stata fidanzata da quando avevo 16 anni. Ma non ho mai avuto un gruppo”
“Dell’ultimo ragazzo non ero molto innamorata, anzi non mi ero mai molto legata, così quando mi ha lasciata , sono rimasta male ma nulla di più. Il mio problema erano gli amici ed il fatto che non mi sentivo accettata e pensavo che mia sorella lo fosse di più. In effetti a pensarci bene era a casa che mi giudicavano immatura ed inaffidabile e mia sorella matura ed affidabile, ma all’esterno, le altre persone giudicavano me e mia sorella al contrario. Ma non ho mai fatto molto caso a questo”.
“L’idea che avevo di me era non troppo positiva, e non pensavo di poter avere rapporti profondi con le persone, mi reputavo superficiale. Mia sorella infatti aveva un unico rapporto sentimentale duraturo, pochi amici ma stabili”
“L’altro giorno, proprio sabato pomeriggio verso le tre l'ho chiamato e lui stava con un amico. Gli ho chiesto "con chi sei?" e lui ha urlato "ma che ti importa?" e sentivo l'altro che rideva. E' stata l'ennesima figuraccia che mi ha fatto fare, perché io non gli avevo chiesto niente, nè lo avevo chiamato spesso. Avevo chiesto semplicemente chi era perché conosco tutti i suoi amici, e lui ha urlato "che te ne frega!" e ha chiuso il telefono, e non mi sono fatta sentire. E questo è un atteggiamento nuovo per me, perché prima volevo illudermi che quell'altro non ridesse per me, e lo giustificavo in mille modi, e comunque lo cercavo. Io ho sbagliato tantissimo, ora mi rendo conto, ma come ho potuto fare questo? Come ho potuto continuare a cercare una persona che non aveva neanche il buon gusto di trattarmi male a quattrocchi, lo faceva davanti a chiunque, persino a persona che non ho mai visto. L'errore mio è che non ho spina dorsale, ero troppo fragile, troppo debole in quel periodo, però lui è stato indelicato, perché sapeva che io soffrivo, veramente certe volte era di una cattiveria gratuita e non si può giustificare con il fatto che lui non sopportava le mie telefonate, anche perché erano le telefonate di una persona innamorata. Sarebbe stato più corretto spegnere il telefono. Io non ci voglio tornare con questo ragazzo perché io non posso rivivere quello che ho vissuto. Io alla prima seduta ero indecisa però ero tentata di tornare con lui, di vedere come fare per tornare con lui. Ora invece io penso che devo guarire, e un pò ci sto riuscendo. So che posso stare meglio con un'altra persona, anche se questa persona adesso non c'è, piuttosto meglio star da soli. Ma non era per me. Era una Valerio-dipendenza, io così dico perché io pur stando male, forse era masochismo, volevo comunque stare con lui. E invece oggi non è così. Prima mi succedevano delle cose veramente da paura: ad esempio, quando c'era una bella giornata, di sabato mattina, c'è questa abitudine di riunirsi al centro e di andare a pranzo fuori. Quando io studiavo non uscivo, e lui andava a pranzo fuori, e ci sono tantissime ragazze, e io stavo malissimo, per cui per me vedere il sole era una tragedia, io speravo che piovesse. O comunque anche quando uscivo io non stavo bene perché lui aveva creato una barriera tra me e le persone che conosceva: uscivamo insieme e nemmeno mi presentava alle persona con cui si fermava a parlare e io affianco mi sentivo un'idiota. Anche perché quando esco da sola sono molto autonoma, lui mi bloccava, mi sentivo quella che io non sono. Io sono solare, faccio amicizia facilmente, invece lui mi paralizzava, non so come faceva, ma aveva un atteggiamento come se dicesse "sto parlando, tu non centri". Neanche mi presentava, quindi è bruttassimo. Quindi io non sopportavo che ci fosse una giornata di sole. Oppure si avvicinava Pasqua, anche l'anno scorso perché io già stavo male, c'era un fine settimana fuori e io stavo male perché pensavo "se ne va e non mi porta". Non sopportavo gli eventi belli. Io stavo bene solo durante la settimana, quando si avvicinava il fine settimana stavo male. E tutto questo anche dopo che mi ha lasciato, anche adesso, fino a poco tempo fa. Io con Valerio non sono stata efficace, mai, mi sono solo lamentata. Però non portava da nessuna parte. Io mi rendevo conto che non aveva senso fare così, ma non riuscivo a fare diversamente Io non volevo mettere limiti perchè avevo paura di perderlo, tolleravo qualsiasi umiliazione pur di stare con lui. Senza di lui mi sembrava che la mia vita non avesse più senso”.
“Oggi invece quando c'è una bella giornata provo il piacere di pensare a me, di stare un pò di più a letto, invece prima il primo pensiero era lui, di chiamarlo e che lui mi trattava male. Un'angoscia, non c'era più niente di normale. Proprio ultimamente, una settimana fa, io l'avevo chiamato verso le nove e mezzo di sera, oltre le dieci non lo posso chiamare, anche perché i miei genitori mi hanno educato e io so che non posso chiamare a casa delle persona oltre una certa ora. Io l'avevo chiamato e lui mi aveva trattato un'altra volta male e non riuscivo a dormire, a fare niente, a mangiare, avevo le crisi di depressione, a me aveva detto che voleva dormire invece questo telefono era occupato per più di un'ora. Dopo le dieci io richiamo perché volevo capire, perché mi sentivo messa da parte un'altra volta, e mi ha risposto la madre e lui contemporaneamente, e lui ha detto ‘mamma, vuoi dire a questa persona scostumata che a quest'ora non si telefona’. Io mi sono sentita male. La madre mi conosce e sa che io non sono una scostumata, ho un'educazione salda, però erano le dieci e mezzo, dopo un'ora che il telefono era stato occupato. Mi ha fatto fare una figuraccia con la madre, ma come si permette? Non era il caso di trattarmi così davanti a un adulto, di metterli in imbarazzo, lui non ha proprio limiti, mi considera uno zero. Io non voglio più stare con lui, mi voglio liberare di questa persona, mi ha fatto stare malissimo, e uscire con un'altra persona e vedere che ci si può divertire, anche se non lo conosco bene, cercando di tirare fuori il meglio di me, e anche lui, forse per questo mi piaceva, è stata una sensazione che io non sentivo più. Vedere una persona che ti viene a prendere sotto casa volentieri, perché ti vuole conoscere, invece che uno che viene perché lo hai pregato, sempre a piangere”
“Siamo molto unite lei mi aiuta. Abbiamo in comune la migliore amica. Anzi prima era la mia migliore amica poi è diventata la sua” . “Mia sorella ha meno amici, poco contatti telefonici. La caratteristica è che i suoi sono molto più stabili, invece io li frequento per un periodo, poi cambio. Io dico sempre che sono più d'impatto. Faccio amicizia più facilmente, anche con le donne. Non ho "la grande amica", però conosco molte ragazze. Il mio modello è l'impatto, però dopo un pò prevale mia sorella, nel senso che è più rassicurante come persona, più amicona di me”. “ Una volta c'era un mio amico, con cui poi ho litigato, che mi chiamò e disse "Cristina, sto venendo a prendere un caffè a casa tua". Io gli dissi che stavo uscendo, però c'era mia sorella. Potevo uscire perché c'era lei. Lei mi poteva sostituire e poi pensavo che era più capace di me di stare in rapporto con gli altri”
“Quando ero piccola ero un pò strafottente e non davo tanta importanza a quello che dicevano gli adulti, anche rispetto alla scuola. Per esempio, quando venivano i parenti a trovarci, dicevano che Rosaria era sempre la migliore, che sapeva cucinare, era brava, io ero più svampita. Dicevano a mia madre "hai delle bellissime figlie, Rosaria però..." Anche a scuola i professori dicevano che andavamo bene, Rosaria però ha voti più brillanti, si impegna di più. Io non andavo male, viaggiavo sul 7, mia sorella sull'8. IL mio 7 non era male, ma c'era sempre un paragone costante. E allora mia madre andava a parlare per tutte e due e c'era sempre questa prevalenza di mia sorella, che ha sempre studiato di più, perché io non penso di non essere...”
“C'è stata una persona, uno pseudo-amico di mio padre che era un insegnante e un amante del latino e greco, e noi al liceo avevamo una professoressa che spiegava molto male, non ci insegnò bene a tradurre, tutta la classe era in crisi, e questo signore disse a mio padre che poteva farci lezione gratuitamente. Non voleva essere pagato, lo faceva più per lui, questo è un altro che secondo me ha un sacco di problemi, a me non piaceva proprio. Aveva capito che mia sorella studiava meglio e riusciva meglio nella traduzione. Puntualmente, regolarmente, per due anni di lezioni private da questo signore io non esistevo. Andavamo a lezione in due, io facevo degli errori che mi beccavo che mi faceva sentire un'idiota incapace e piangevo pure a volte”.
“Una volta addirittura facemmo la stessa versione, io feci degli errori e lei degli altri. Dopo 15 giorni gli portammo a correggere la stessa versione perché io lo volevo mettere alla prova: mi presi la versione di mia sorella, e lei si prese la mia. Quando la portò mia sorella, non successe niente, portai io la versione tradotta da mia sorella e lui mi trattò male. Avevo capito che mi aveva preso in antipatia. Era un tipo strano. Avevamo un libro al centro e lui doveva spiegare, si girava verso mia sorella. Allora visto che a me non me ne fregava” “Anche adesso che lui si informa a distanza di anni sulla nostra carriera universitaria, ancora sminuisce i miei voti rispetto a quelli di Rosaria. Mio padre si è messo a ridere dicendo che pure io studio. Se fossi stata un pochino più debole, con persone così io avrei odiato mia sorella, invece io sono contenta quando mia sorella va bene all'Università”.
“Avrei voluto non andare più a lezione privata, ma non potevo, perché quando non volevo andarci c'era mia sorella che voleva andarci perché lei aveva un giovamento, e io apparivo come quella che non voleva studiare. Nessuno mi aveva capito a casa che io con questa persona non mi trovavo bene”. Mio padre diceva "Cristina, sopporta, che te ne frega, fallo. Tanto tra un pò ti diplomi". Lui aveva il problema di non fare questioni con mia madre: stava dalla mia parte, ma non voleva scontrarsi su queste cose, per il resto era guerra continua..
“Mia madre è così: sopporta tutto”. “Mio padre ha molti interessi, fa corsa tutti i pomeriggi, dà lezioni private gratis, mio padre non da fastidio. Qualunque cosa ci dice lo dice in modo positivo. Ha trovato degli amici che lo adorano”. Mia madre dice che è egoista e che io gli somiglio. “Mia madre non vive per se stessa, non ha amiche, per cui rivolge tutte le sue attenzioni su di noi e nostro padre”.
“Il rapporto tra mio padre e mia madre non era buono fino a due anni fa. Mio padre era collerico, nervoso, dava qualche schiaffo a mia madre. Era sempre come se la colpa fosse di mia madre. La incolpa di tutto. Mia madre urla ed è insopportabile. Poi da due anni sembra che tra loro va meglio, ma mia madre ora controlla di più. Ma ha sempre controllato però anche in passato è stata sempre presente.” “Noi stiamo sempre insieme, i miei genitori stanno sempre insieme, e anche se noi passiamo la maggior parte del tempo a casa siamo sempre supervisionate perchè il negozio è sotto e mia madre sale continuamente”
“I miei genitori mi hanno sempre considerato egoista, perché ho sempre preteso di uscire, i miei diritti, ho sempre combattuto. Mia sorella li accontenta di più, cerca di non contraddirli ed è considerata più affidabile di me e ha più libertà di me. Rispetto a mia sorella, mi hanno fatta sentire la pecora nera, ma io non sono pecora nera. Non sono sballata negli orari, nelle uscite, sono regolare nei miei impegni, ma non brillo nelle mie cose, nei voti, ho preso anche dei buoni voti, ma lei sempre di più”.
“I miei genitori urlavano, litigavano tra loro, e poi uscivo lo stesso. Poi magari tornavo, facevo dieci minuti di ritardo, altri strilli e poi la mattina dopo niente. Per esempio anche quando sono uscita la prima volta da sola con un ragazzo avevo 16 anni, e avevo detto che andavo a una festa. Quando i miei l'hanno scoperto, trauma a casa, crisi totale, guerra civile. Mio padre proprio traumatizzato dall'idea che io potessi stare con un ragazzo, non potevo vederlo se non prima delle otto, lui aveva la patente e a me era vietato andare in macchina con lui. Mia sorella, invece, quando si è fidanzata con il suo attuale ragazzo è uscita senza problemi perchè i litigi li avevo fatti già io. Mia sorella sa anche più chiedere, io invece pretendo, perchè per me le privazioni che mi volevano fare erano allucinanti. Non andare in macchina, ma perchè? Chissà in macchina che può succedere. Loro non si sono fidati dell'educazione che mi hanno dato”. “ Io poi ho avuti più ragazzi, loro vedevano che erano più persone che mi venivano a prendere, e anche per questo lei dà un'idea di maggiore tranquillità, invece le mie storie pur essendo abbastanza lunghe, perchè non erano brevi, sempre 1 anno e mezzo, poi 5 mesi; loro non erano tranquilli per il fatto che io cambiavo. Che poi è nella norma, perchè le mie amiche cambiano molto più di me, invece mia sorella non cambia mai. Invece Rosaria è la figlia ideale”.
“Mia madre mi picchiava. Da piccola per farmi mangiare, poi mi ha picchiato la quando sono stata con un ragazzo. Avevo 16 anni. Ero uscita con lui, col quale sono stata un anno e mezzo e mamma stava sempre a controllare, l'ho scovata più volte con le mani nella mia roba. Mi controllava anche al telefono. Per poter uscire con il ragazzo le prendevo, sia quando per poter uscire prima di uscire, dopo averle prese si stancavano e mi davano il permesso. Le prendevo anche dopo se facevo tardi. Per loro era assurdo che uscivo con un ragazzo. Una volta mia madre, stanca di prendermi a schiaffi, mi stritolò il braccio con le unghie”
“Io non mi fido di mia madre, non posso lasciare un diario in giro, perchè lei deve controllare, deve sapere. L'ho travata che scavava nel mio diario, ma non l'ho mai vista fare nelle cose di mia sorella”. “Mi controllava sulle uscite. Penso che sotto sotto il problema di non ritornare tardi era per evitare che avessi delle esperienze sessuali. Dovevo tornare alle 9. Il sabato massimo a mezzanotte mentre mia sorella faceva le 2. Io mettevo l’orologio indietro per fare più tardi. Con Valerio ero più grande e potevo fare più tardi. All’inizio lo vedevano come una persona rispettabile. Oggi non mi fanno più questione sull’orario ma mi fanno questioni sulle persone con cui esco. Devono sempre sapere tutto”.
“Volevo andare a Milano, a continuare gli studi, ma mia madre non mi ha mandato. All’epoca avevo rotto con Valerio e stavo con quest’altro ragazzo di Milano, che mi sembrava più rispettoso e tranquillo. Mio padre ne faceva un problema economico. Mia madre non mi voleva proprio mandare a Milano. Mia madre aveva paura che andando a Milano potevo fare ciò che volevo. Potevo dormire con questo ragazzo”.
“Da 3-4 giorni Valerio mi chiama in lacrime e mi fa un sacco di promesse. Io gli ho rinfacciato tutto, la mancanza di rispetto. Lui sembra disposto a fare qualunque cosa pur di ritornare con me”. … Da quando ha visto che sono andata al mare e sto frequentando altri ragazzi si è fatto vivo. Questi ragazzi sono grandi, laureati o laureandi, non sono dei perdenti. Con loro mi diverto. Ho un bel rapporto con due ragazze del gruppo. Ho sperimentato che senza pormi il problema di mia sorella, di farla partecipare alla mia vita, riesco a mantenere le relazioni amicali al di là del ‘primo impatto’. Poi c'è un ragazzo che mostra interesse per me. Mi telefona, usciamo. Non voglio un sostituto di Valerio ma l'idea di uscire in un gruppo dove ci sono persone simpatiche mi piace. Solo che il suo farsi vivo mi innervosisce, mi turba, mi toglie spazio allo studio, al divertimento. Io ho paura di caderci, di non resistere al suo pressing, perché successo in passato. I suoi messaggi mi colpiscono: si scusa. Mi promette che vuole recuperare. Ma io intanto esco con altre persone e mi trovo finalmente bene. Mi sembra di aver trovato un gruppo molto simile a quello che io cercavo: ragazzi e ragazze in gamba nello studio e nel lavoro che comunque sono modelli positivi”.
“Ho parlato con i miei, che non sapevano dei maltrattamenti, ed ora loro sono in prima linea ad impedirmi qualsiasi rapporto. Lo hanno messo fuori della porta e non mi passano la comunicazione”
“Ho ricominciato a mangiare, ad uscire con gli amici, ad andare all’Università. Sto frequentando stabilmente questo gruppo di persone, e sempre queste persone tra cui un ragazzo in particolare con cui mi trovo bene perché è un ragazzo posato, tranquillo, completamente diverso da Valerio. I miei sono contenti di questo ragazzo, e non fanno troppe questioni. Con Valerio è chiusa. L’ultima volta che l’ho visto stavo seguendo un corso, lui ha avuto il coraggio di entrare durante la lezione, era un’aula enorme, piena di gente, ha interrotto la professoressa che parlava, poi mi ha infilato un pacchetto nella borsa in cui c’erano un paio di occhiali da sole. Non mi faceva regali da anni, ma avrei voluto tirarglieli dietro. Me li ha regalati per riconquistarmi, ma non li ho voluti. Dopo l’episodio degli occhiali all’Università, lui mi ha aspettato e mi ha dato un passaggio. Invece di portarmi a casa mi ha portato verso Pozzuoli; mentre lui mi diceva che stava male, ho ricevuto la telefonata di un mio amico per sapere come mai avevo sempre il cellulare spento. Valerio si è talmente infastidito per la telefonata che mi ha dato una spinta e un calcio. Poi si è scusato e si è messo a piangere. Lui quando ha visto questa freddezza da parte mia è venuto a casa mia senza il consenso dei miei, alle tre del pomeriggio, per spiegare ai miei genitori che lui era innamorato di me e non poteva starmi lontano”. “Mi sono convinta che più sto senza di lui più sto meglio. Mi sento rinata, mangio di più. Solo che i miei hanno la solita mancanza di fiducia in me :mi da fastidio che se sto al telefono i miei mi chiedono con chi sto parlando, mi mettono in difficoltà. La cosa che è venuta fuori è la dignità che prima non avevo. Prima provavo vergogna per tutte le figuracce che mi faceva fare, non voglio avere a che fare con le persone che ho conosciuto insieme a lui. Nessuna di esse è diventata mia amica”. “Prima lo vedevo capace di affascinare qualunque donna ora no. Lo vedo come una bestia solo che ha studiato, è raffinato, ma è simile a un suo amico che è una bestia la cui ragazza va dalla psicologa perché lui la picchia”.
I fattori di vulnerabilità rispetto alla tolleranza del maltrattamento: - la svalutazione psicologica (inaffidabile, egoista) nel confronto con la sorella, - la sopportazione della violenza materna, come mezzo per ottenere i suoi scopi, lo stile di comportamento della tolleranza e della persistenza fino al raggiungimento degli obiettivi, - la tolleranza del maltrattamento psicologico del professori, - il modello materno della sopportazione nei confronti del padre.
E’ stato un fattore di protezione nell’adolescenza la sua autonomia supportata dal modello paterno. Il padre al di là del rapporto con la madre è visto come uno che sa prendere la vita in positivo. E’ il compagno che dà parità ed autonomia nel gioco. E lei è percepita dalla madre come molto simile al padre: egoista e superficiale.
I fattori di rischio presenti prima dell'insorgenza del malessere:
- la mancanza di un gruppo amicale, - la percezione di incapacità ala relazione con gli altri, - la preferenza data al rapporto di coppia
Il fattore scatenante, ultimo evento che coincide con la caduta del progetto di realizzazione personale e la totale svalorizzazione di sè. Il ragazzo che la valorizza prima e la tratta come ‘una principessa’ e le dimostra un amore grande ( la prega di ritornare da lui nonostante lei lo avesse lasciato);e poi, quando Cristina risolve la sua indecisione e si convince a lasciare l’altro ragazzo, assumendo quel apporto come definitivo ( dopo vari cambiamenti), subisce svalorizzazioni e maltrattamenti. L'esperienza del malessere è sentirsi fallita nella relazione di coppia, ma anche svilita e sminuita dal ragazzo, che era apparso inizialmente l'alternativa ai comportamenti critici della famiglia. Amici ne ha avuti sempre pochi, oggi non ne ha più, sacrificati alla vita di coppia. Lei rimane sola, senza amici, con la percezione di sé di svilimento e fallimento per cui tenta di riprendere il rapporto innescando una reazione di persistenza della richiesta di stare insieme a lui. Persistenza che si trasforma in ulteriore svilimento e la porta a malessere psico-fisici e alla depressione.
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